Jazz
venerdì 30 maggio 2014
BERNIE WALLACE (1978) - THE FOURTEEN BAR BLUES
E' difficile per me interpretare le emozioni seguite all'ascolto di questo album di Bernie Wallace, sassofonista statunitense, classe 1948.
Il suo sassofono sordo, profondo in alcuni pezzi si lascia andare a virtuosismi che in genere non apprezzo nella musica jazz, in altri invece il suono è fluido, perfettamente intrecciato tra il sassofono di Wallace, il basso vivace di Eddie Gomez e la batteria di ordinanza di Eddie Moore.
Alcuni passaggi sono poi addirittura illuminanti, come l'atmosfera da jazz bar metropolitano di 'Chelsea Bridge', il ritmo veloce di 'Trinkle tinkle', la trama sofisticata di 'Broadside' e il sassofono dominante di 'The fourteen bar blues' sono le sensazioni che maggiormente ricorderò dall'ascolto di questo cd.
Non rimarrà nella storia del jazz ma si fa ascoltare con piacere.
mercoledì 21 maggio 2014
MOUNTAINSCAPES (1976) - BARRE PHILLIPS
Philippe Barre è un Contrabbassista e compositore americano, classe 1934.
Inizia molto presto a studiare contrabbasso e grazie al fratello compositore conosce Ornette Coleman, primo jazzista di un certo livello con il quale inizia a suonare.
Nei primi anni 70 si unisce al batterista Stu Martin e al sassofonista John Surman, con i quali inizia una prolifica collaborazione. Insieme danno vita nel 1976, all'album Mountainscapes, sotto la guida del boss di una neonata Ecm, il visionario Manfred Eicher, in un clima fervido di cambiamenti, rotture e voglia di sperimentare come quello degli anni 70.
L'album si identifica appieno con quegli anni, sia per le tipiche sonorità che si possono riscontrare anche in album rock, sia per lo stile impiantistico del cd teso a sorprendere l'ascoltatore-interlocutore con suoni vibranti e fino allora mai introdotti in una incisione.
L'album si compone di 8 tracce, che costituiscono un unicum stilico-musicale nelle intenzioni del compositore e degli interpreti come si può intuire dai titoli che vanno da Mountainscape I a Mountainscape VIII.
Personalmente è un cd che mi ha molto affascinato, anche sorpreso non avendo mai ascoltato Barre Phillips, il quale gioca sulle sue molteplici evoluzioni sonore, come sulle libere interpretazioni stilistiche per creare delle rotture sulla trama seducente e ossessiva creata dal suo contrabbasso.
Di rilievo anche le interpretazioni di Stu Martin alla batteria e come sempre avvincenti i giochi di contrasto realizzati dal sassofono baritono di Surman.
Un album da ascoltare e riascoltare piu volte, senza il rischio di annoiarsi.
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