Jazz
mercoledì 31 luglio 2013
RED CLAY - FREDDY HUBBARD
Il trombettista statunitense inizia la carriera di jazzista nel 1960 con la partecipazione a diversi album come sideman e la frequentazione di artisti di primo livello come Ornette Coleman e John Coltrane.
Sempre negli anni '60 lo ritroviamo a suonare in album di primissimo livello come Ascension di Coltran, Out to Lunch di Dolphy e Maiden Voyage di Hancock, che gli consentono una evoluzione tecnica e stimoli compositivi di primissimo livello.
Nel 1970 incide Red Clay con la partecipazione di grandissimi artisti come Joe Henderson al sax, Herbie Hencock al piano, Ron Carter al basso e Lenny White alla batteria.
E' un album in cui la maturità tecnica può definirsi completa, dove riesce a combinare potenza e velocità di esecuzione, in abbinamento a originali sequenze armoniche.
Si incomincia con la tromba dai registri alti di Red Clay, alla ballata notturna di Delphia e ancora l'originale e inconfondibile sound di Suite Sioux.
Il soud tipicamente anni '70 di Cold Turkey e l'ensamble veloce di Intrepid Fox concludono un album ispirato che è sopravvissuto alla severa critica del tempo che passa e che passerà ancora per molti molti anni.
sabato 20 luglio 2013
TIME AND TIME AGAIN (2006) - PAUL MOTIAN
Sto ascoltando questo cd di Paul Motian del 2006, prodotto dalla ECM la cui collaborazione con il batterista americano risale al 1984.
Classe 1931, scomparso di recente, all'età di 75 anni compone ancora cd. La sua voglia di suonare e di incidere, pur senza spostarsi da New York, è incredibile e spiegabile solo con la grande passione di questo batterista e compositore per la musica jazz.
Considerato tra i più grandi batteristi del suo tempo, è stato un modello di eleganza e melodia, grande specialista delle spazzole, ha concorso in maniera determinante all'evoluzione tecnica dello strumento.
Come compositore ha influenzato schiere di musicisti jazz, e non solo batteristi come di recente ha ammesso il sassofonista Cris Potter che ha suonato con lui negli ultimi tempi.
In questo album si presenta nel suo trio preferito, con Bill Frisell alla chitarra e Joe Lovano al sassofono.
Le note scivolano via come sospinte da un delicato vento autunnale, sostenute dalla melodia della batteria e dagli accenni della chitarra che sembra sempre partire in assolo per poi fermarsi sospesa sulle note mai invasive del sassofono di Lovano.
Difficile non distinguere lo stile 'musica da camera' di Ecm; tuttavia nel complesso l'album trova una sua precisa collocazione, anche se per un orecchio non allenato non sempre è facile percepire una differenza significativa tra un pezzo e l'altro.
Non è certo il ritmo quello che interessa a Motian, ma l'incedere trasognato, quasi onirico di note e melodia.
giovedì 11 luglio 2013
BITCHES BREW (1970) - MILES DAVIS
L'ascolto di Bitches Brew, il capolavoro di Miles Davis pubblicato nel 1970 dalla Columbia Records, mi provoca ogni volta un'emozione sempre nuova.
Tante sarebbero le cose da dire e poche, pochissime le cose non ancora raccontate di questo doppio album che ha cambiato la storia del jazz, dopo Kind of blue dello stesso Davis.
Come raccontare in maniera originale le liriche ancora incredibilmente moderne, il ritmo che si ispira alla musica tribale africana con influenze funky ma senza mai sembrare ripetitivo come tanti altri lavori che si sono ispirati (prima e dopo) allo stesso genere.
E ancora come raccontare senza cadere nell'ovvio i 20 minuti di puro capolavoro musicale di Pharaoh's Dance dove la tromba di Davis sembra danzare sul ritmo potente della batteria di Larry White e Jack DeJohnette mentre il resto del gruppo si affanna ad amalgamare le note in un complesso sottofondo musicale.
E ancora l'improvvisazione collettiva di Bitchies Brew, che rallenta per poi correre ancora veloce in una corsa affannosa fino alla fine del brano, il ritmo incalzante della batteria in Spanish key anticipato dall'improvvisazione di solisti del calibro di Wayne Shorter al sassofono, Chick Corea al piano, John McLaughilin alla ispirata chitarra elettrica, solo per citarne alcuni.
Ma l'innovazione di Miles Davis non è da ricercare unicamente nell'introduzione dell'era elettrica nel jazz ma anche e soprattutto nell'originalità del disco dovuta alla capacità di un artista nel pieno della sua creatività artistica di sapersi circondare di grandi musicisti-solisti, di ispirati compositori (Shorter, Davis, Zawinul) e di una etichetta di produzione che all'epoca era al suo massimo splendore (determinante il lavoro in studio di Teo Macero); ognuno ha dato un suo personale e originale contributo alla creazione di un album che rimarrà per sempre nella storia della musica (non solo jazz).
mercoledì 3 luglio 2013
NIGHT & BLUES (2010) - PAOLO FRESU
Paolo Fresu è una vera icona del jazz italiano e internazionale. Trombettista baciato da un evidente talento naturale, ha saputo più di altri musicisti italiani interpretare al meglio il suo ruolo nel jazz moderno fatto di un continuo studio e sperimentazione, collaborazioni internazionali e ricerca continua di sonorità originali.
In questo Night & Blues si avvale di un quintetto interamente italiano con Tino Tracanna al sassofono, Roberto Cipelli al piano, Attilio Zanchi al contrabbasso ed Ettore Fioravanti alla batteria.
E' un cd dalle grandi ballate, in uno stile quasi classico. Anche i pezzi più ritmici contengono delle sonorità lente.
Ne deriva un cd a mio avviso un po' monotono, quasi sottotono rispetto ai lavori precedenti; il tutto nonostante l'evidente abilità di Tino Tracanna a lavorare in duetto con la tromba di Fresu, la batteria sempre in grado di sostenere abilmente la sezione ritmica con il brillante basso di Attilio Zanchi, tra le libertà concesse al pianoforte di Cipelli e le improvvisazioni a cui ci ha da tempo abituato la tromba di Fresu.
Forse manca un po' ritmo soprattutto nella prima parte di pezzi originali targata Songlines. La seconda parte Night & Blues invece si distingue per la scelta di pezzi del jazz popolare americano come l'originale Blue in green di Miles Davis.
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