Jazz

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domenica 31 marzo 2013

ULTRAHANG (2009) - CHRIS POTTER



Il sassofonista e compositore Chris Potter nasce a Chicago nel 1971.
Dopo aver iniziato a suonare vari strumenti musicali come chitarra e piano e influenzato da Paul Desmond, inizia a concepire il sassofono come strumento che gli permette di esprimersi al meglio musicalmente.
Si trasferisce a New York dove studia alla Manhattan School of Music e inizia a suonare con la leggenda del  bebop Red Rodney, guadagnandosi la reputazione di giovane talento emergente.

Dopo aver partecipato a numerosi album come 'sideman' debutta alla composizione nel 1994 con 'Presenting Chris Potter'.
Da allora la sua vena compositiva si è sempre più affinata e nel 2009 dopo 10 album da leader e svariate partecipazioni come 'sideman' compone 'Ultrahang' con il quale sembra aver raggiunto una grande maturità compositiva e progettuale.

In questo album si avvale di Adam Roger alla chitarra, Craig Tabom alle tastiere e Nate Smith alla batteria, gruppo con cui Potter suonava già da diverso tempo.

Il cd nel suo complesso è fresco, ritmico e vario; su tutto prevale il sassofono di Potter ma anche il resto del gruppo da un contributo fondamentale alla riuscita del disco.

Il continuo cambio di timbro del sassofono, la chitarra che segue superba e tagliente e il perfetto sottofondo di tastiere e batteria ne fanno un cd di assoluta classe dove la composizione di Potter alterna ritmi indiavolati a ballate lente e ispirate, come 'It ain't me babe' di Bob Dylan.
E' difficile riconoscere un brano su tutti a riassunto del cd. Ascoltandolo sembra piuttosto che il tutto si assembli perfettamente e poco alla volta come i pezzi di un complicato puzzle, a disegnare lentamente una trama conosciuta solo al suo brillante ideatore.

Personalmente adoro Chris Potter, il suo sassofono potente e ricercato da l'idea a tratti di straripare come un fiume in piena, per poi ritornare calmo nel suo alveo naturale.
In 'Ultrahang' ha aggiunto una vena creativa particolarmente ispirata che forse ancora mancava nei suoi precedenti lavori.

Fortemente consigliato!!!





  

martedì 19 marzo 2013

HERBIE HANCOCK - JAZZ MOODS 'ROUND MIDNIGHT' (2004)



Herbie Hancock (1940) è uno dei pianisti jazz più influenti e conosciuti a livello internazionale.
Nel 1961 entra nel gruppo di Donald Byrd e nell'orbita dell'etichetta Blue Note, mentre nel 1963 suona con Miles Davis nell'album 'Seven Steps to Heaven' ed entra a far parte del suo quintetto, dove conoscerà artisti del calibro di Wayne Shorter, Tony Williams e Ron Carter.

A differenza di molti altri grandi del jazz, Hancock fin dall'inizio della sua carriera si fa subito notare anche come compositore (primo album 'Takin' Off' nel 1962).

Nel 1968 inizia il suo periodo funky e fusion che culminerà con il suo album più significativo 'Headhunters'.
Questo periodo continuerà fino agli anni ottanta quando incomincerà a sperimentare vari generi musicali tra i quali i più significativi sono l'hard bop e la musica elettronica.

Hancock ha anche composto singoli pezzi che sono diventati 'standard' come Cantaloupe Island', 'Watermelon Man' e 'Maiden Voyage'.

Il cd che sto ascoltando è una composizione di 11 pezzi, di cui alcuni standard suonati dal pianista americano in vari periodi della sua carriera.

'On green dolphin street' è uno standard del 1947 che divenne famoso dopo che fu suonato da Miles Davis nel 1958.
Anche il secondo pezzo dell'album, 'Round Midnight', è un famoso standard composto da Thelonious Monk, suonato e registrato da Hancock nel 1986, con l'inconfondibile suono della tromba di Bobby McFerrin.

Ma il momento più alto di questa selezione di pezzi è probabilmente 'Circle' composta da Miles Davis nel 1956, con la  sua tromba che accompagna una lenta ballata su varie tonalità.

E ancora da segnalare lo standard di Tony Williams 'Pee Wee', il valzer jazzistico di 'Someday my prince will come' e l'introspettica 'Little One' di Herbie Hancock.

L'album termina con una particolarissima versione di 'My funny Valentine' in solo piano.

A mio parere 'Round Midnight' è un ottimo cd soprattutto per chi volesse essere introdotto come novizio al grande repertorio musicale di Herbie Hancock.







giovedì 14 marzo 2013

CHARLIE HADEN - THE MONTRIAL TAPES (1989)

Nel 1989 il festival internazionale del Jazz di Montrial ha organizzato una serie di otto concerti dedicati a Charlie Haden.
In successione:
Charlie Haden,  Joe Henderson e Al Foster;
Charlie Haden, Gerri Allen e Paul Motian;
Charlie Haden, Don Cherry e Ed Blackwell;
Charlie Haden, Gonzalo Rubalcaba e Paul Motian;
Charlie Haden, Pat Metheny e Jack DeJohnette;
Charlie Haden, Paul Bley e Paul Motian;
Charlie Haden, The Liberation Orchestra.







Ho riascoltato in questi giorni il cd di Charlie Haden con Don Cherry e Ed Blackwell registrato dal vivo da parte di una radio di Montreal il 2 Luglio 1989 e riprodotto in cd solo nel 1994 da parte della Verve.

Il materiale del cd proviene in gran parte da pezzi scritti da Ornette Coleman all'inizio (Something Else) oppure verso la fine (Broken Shadows) della sua carriera jazzistica e suonati in diverse varianti.
Ci sono però anche dei classici di Don Cherry tratti da LP storici come 'Art Deco' e 'Mopti'.
Si apre con il ritmo veloce di 'The Sphinx', poi 'Art Decò' il capolavoro scritto e suonato dall'inconfondibile tromba di Don Cherry.

'Happy house' si distingue per le note corte e veloci della tromba, il ritmo veloce delle bacchette di Blackwell, il basso in doppio tempo di Haden.

In 'Lonely Woman' il trio utilizza strumenti 'alternativi': il cembalo per Blackwell e la tromba tascabile di Cherry. I ritmi sono più lenti e i toni più pacati.

In 'Mopti' il basso di Haden ascende a strumento predominante abilmente accompagnato da Blackwell, con rade apparizioni di tromba, per tornare infine al blues classico con 'The Blessing'.





Ho ascoltato poi il cd di Charlie Haden con Paul Motian e Paul Bley registrato dal vivo il 7 luglio 1989.

Il cd appare più vario del precedente, con un ritmo che cambia ad ogni pezzo; è una musica non classificabile se non con rari momenti di be-bop e di avanguardia.
Anche qui si suonano quattro pezzi di Ornette Colemane, un pezzo classico di Carla Bley (Ida Lupino) e altri quattro originali.
Il trio dimostra in ognuno dei suoi mostri sacri di poter cambiare rapidamente modo di suonare rispetto allo stile consueto, adeguandosi al ritmo della musica.

I due cd sono considerati un classico del jazz e gli estimatori di Haden a ragione li considerano come uno dei momenti più alti della sua musica.












mercoledì 6 marzo 2013

MARC JOHNSON - SWEPT AWAY (2012)



Marc Johnson è un contrabbassista statunitense (classe 1953); figlio di musicisti inizia a suonare pianoforte e altri strumenti fin da piccolo.
Dopo aver studiato musica, come primo incarico importante sostituisce Eddie Gomez nel trio di Bill Evans fino al 1980, anno della morte del pianista.
Per il primo disco da lui firmato (Resolution) riunisce Bill Frisell, Bill Connors, John Scofield, Jim Hall e Stan Gets.
Nella sua carriera ha lavorato con i più grandi jazzisti del suo tempo come Evans, Pieranunzi, Abercrombie, Konits, Scofield, Motian, Paul Bley, Burton e tanti altri.
Influenzato da Eddie Gomez, ha una bella sonorità, che abbinata ad una combinazione di agilità e precisione ne fanno un contrabbassista moderno e di grande qualità.
Swept Away è il suo ultimo lavoro (ottobre 2012), ed è targato ECM.
L'album sorprende in molti pezzi, come il romanticismo urbano di 'B is for Butterfly' con un suono sensuale, lirico, dai toni caldi; la musica orientale di 'One thousand and one nights', l'atmosfera da tarda notte di 'It's time' (in altre parole un blues lento).
Infine termina con l'assolo del basso di Johnson della vecchia canzone folk americana intitolata 'Shenandoah'.

L'album si distingue per la notevole affinità tra Elias al piano (moglie di Johnson) e Lovano al sassofono, con Johnson e Baron a tracciare linee parallele in sottofondo con raffinatezza ed eleganza.

Questo cd non è un capolavoro e del resto anche nel jazz oggi risulta difficile inventare qualcosa di nuovo.
Tuttavia è ben studiato, ben confezionato in studio e ben suonato da un quartetto che ha trovato un'ottima affinità musicale.

Genere Modern Jazz.