Jazz

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giovedì 23 gennaio 2014

THE WORDS AND THE DAYS (2007) - ENRICO RAVA QUINTET

 

Pochi musicisti contemporanei possono vantare un utilizzo così poetico del proprio strumento come la fusione di Enrico Rava con la sua tromba.
Il suo approccio alla tromba è inconfondibile, ricercato, moderno, studiato e sognante, mentre i musicisti che lo seguono sono collegialmente impegnati nello sforzo di imparare quanto più possibile dal maestro.
Tutto questo lo si può riscontrare negli album recenti del jazzista triestino, anche in quelli come The words and the days non proprio alla altezza di altri album a cui ci aveva abituati.
Perché in questo album sembra sempre mancare qualcosa per arrivare davvero in alto. Solita soavità di melodie, ottima scelta di tempi rapidi e pause ad effetto, utilizzo perfetto delle scale pentatoniche, raffinato lirismo. Eppure sembra che manchi sempre qualcosa per ritrovare l'alchimia perfetta, il salto definitivo di qualità,  sia nei testi originali, sia negli standard.
Bello invece il dialogo tra il quintetto e soprattutto con un bravissimo Gianluca Petrella al contrabbasso.
Spesso il quintetto diventa un assolo di Rava, poi un duetto, poi un terzetto e così via sulle dodici impegnative tracce dell'album, dove il lavoro di cesello di una importante casa discografica come Ecm si riconosce fin dalle prime note.
Non azzeccatissima a mio avviso l'interpretazione dei due standard dell'album, Art deco di Don Cherry e The wind di Russell Freeman.
Sempre puntuale invece il basso di Rosario Bonaccorso e inesauribile il lavoro di Roberto Gatto alla batteria.

giovedì 16 gennaio 2014

MOON GERMS (1973) - JOE FARRELL



È difficile per me pensare ad un mondo (jazzistico) senza Moon Germs. Con questo album ho subito avuto un feeling immediato, diretto, senza incertezze. Insomma, amore a primo . . . . udito.
Ogni tanto lo riascolto, per essere sicuro di non essermi sbagliato, oppure per risentire qualcosa di rassicurante dopo l'ascolto di pezzi poco armonici, scomposti o semplicemente sonnolenti e superflui.
Registrato nel 1972 su quattro tracce, di cui due di Joe Farrell, con un potente Jack DeJonhette alla batteria, un ispirato Herbie Hancock al piano, il diligente Stanley Clarke al basso e il carismatico e talentuoso Joe Farrell al sassofono.
L'inconfondibile trama dal sound esuberante di Great George, il ritmo sostenuto di Moon Germs, la tecnica sopraffina di Time's Lie di Chick Corea, la melodica Bass folk song di Stanley Clark, danno vita ad un album nel complesso sottovalutato da critica e pubblico.
Quattro tracce ispirate,  con utilizzo di abbondante tecnica ma senza scivolare nel virtuosismo, post-coltraniane e con dichiarate tendenze funky.