Jazz
martedì 22 aprile 2014
UNA MAS (1963) - KENNY DORHAM
Kenny Dorham è stato un trombettista e compositore americano piuttosto sottovalutato da critica e pubblico del suo tempo, mentre ad oggi è in atto una rivalutazione critica che parte anche da Una Mas, uno dei suoi migliori album registrato con la collaborazione del sassofonista Joe Henderson.
Il tono esotico, un sottofondo di musica brasiliana su una base bop è davvero ben riuscita e il gruppo guidato da Kenny Dorham suona in maniera incantevole sia da un punto di vista melodico che tecnico, oltre alle azzeccate improvvisazioni. Quattro pezzi che entrano dritti nella storia del jazz anche se con differenti misure.
'Una mas' è sicuramente il pezzo più rappresentativo dell'album, formato da una trama bop intrisa da musica brasiliana, improvvisazioni, assoli ma soprattutto grande affinità tra il sassofono e la tromba che suonano all'unisono.
I due si capiscono, sono amici, si esaltano a vicenda senza mai annullarsi. Non è una gara tra prime donne o tra virtuosi dello strumento, ma un suonare per il piacere di farlo, per la gioia che provoca in chi suona che si trasmette inevitabilmente all'ascoltatore (anche a 51 anni di distanza).
Il piano di Hancock accompagna con una classe cristallina il duo di fiati, concedendosi talvolta escursioni sullo spartito, ma sempre con uno stile morbido e vellutato, un fraseggio fluido e mai banale.
La seconda traccia 'San Paolo' trasmette le stesse intense vibrazioni della prima traccia; l'atmosfera è rilassata ma al contempo tesa alla ricerca dell'alchimia perfetta, mentre 'Straight Ahead' è scatenata, irrefrenabile, suonata in maniera aggressiva mentre il suono esce chiaro, solare dagli strumenti del quintetto.
Infine 'If Ever I would leave you' è una ballata quasi 'normale' in un album nel complesso di altissimo livello, quasi a riportarci sulla terra prima del termine dell'album.
Un accenno anche alla batteria di Tony Williams, quasi sacrificata da tanto talento, in realtà un accompagnamento insostituibile per il leader.
Kenny morirà nel 1972 a soli 48 anni per una malattia ai reni. Quest'album ce lo ricorderà per sempre come un jazzista di classe assoluta e cristallina.
venerdì 4 aprile 2014
THE WELL (2011) - TORD GUSTAVSEN
Tord Gustavsen è un pianista norvegese considerato dagli addetti ai lavori in rapida ascesa nel panorama jazzistico mondiale.
Il suo stile armonico e intellettuale, le sue composizioni eleganti, il suo stile originale hanno fatto breccia in una casa discografica sempre molto attenta a ingaggiare i migliori talenti mondiali. Se poi sono come Tord norvegesi e quindi per affinità elettive si avvicinano in modo naturale allo stile Ecm ecco che allora il successo è assicurato.
In 'The Well' il Tord Gustavsen trio diventa un quartetto con l'aggiunta del sassofono ai già affiatati suoni del pianoforte di Tord, il basso e la batteria.
Tutti i pezzi dell'album hanno una loro storia, una loro trama ma al contempo si amalgamano perfettamente alla sonorità complessiva estremamente rilassata, concentrata su suoni minimalisti e su uno stile tipicamente nordico.
Intellettuali e al contempo orecchiabili Suite e Prelude, raffinate e liriche tutte le altre tracce.
I suoni sono volutamente ricercati, studiati prima per essere suonati dal vivo e poi raffinati con un preciso lavoro di cesello in studio di registrazione e qui l'intervento di Ecm è un vero marchio di fabbrica.
Nel complesso un album colto, rilassato, intellettuale ma con la volontà caparbia di farsi capire dall'appassionato medio di jazz, da ascoltare in un giorno di vento e pioggia che batte sui vetri, magari in un pomeriggio di tardo autunno.
martedì 1 aprile 2014
BLUE TRAIN (1957) - JOHN COLTRANE
Un altro album che è entrato nella storia del jazz per non uscirne più. E' datato 1957 e la sua impostazione rigorosamente hard bop su un impianto stilistico blues, non lo rendono un album attualissimo; eppure la genialità di Cotrane nella composizione e nell'improvvisazione del suo sax tenore si stagliano come cime inarrivabili al cospetto di un alpinista inesperto.
C'è anche da sottolineare che in Blue Train si assiste al contributo, solo apparentemente posizionato in secondo piano, di musicisti del calibro di Lee Morgan alla tromba, Curtis Fuller al trombone, Kenny Drew al pianoforte, Paul Chambers al basso e Philly Joe Jones alla batteria.
Oggi si parlerebbe di un supergruppo, all'epoca si parlava più naturalmente di un sestetto formato da alcuni giovani jazzisti promettenti e di altri un po' più affermati e ricercati per la loro capacità tecniche, di improvvisazione e per la loro esperienza.
L'album è musicalmente posizionato verso la fine dell'influenza hard bop (che risente ancora del blues) e la sua potenza espressiva è in grado di rappresentare appieno la lotta per l'affermazione dei diritti dei neri.
In seguito il jazz modale e poi il free jazz cambieranno radicalmente il modo di suonare e ascoltare il jazz e ancora una volta Coltrane, come del resto i più grandi jazzisti del suo tempo, sapranno cavalcare da protagonisti questi cambiamenti, con album come 'Giant Steps' ed 'A love supreme'. Ma questa è un'altra storia . . . . .
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