Jazz
martedì 1 aprile 2014
BLUE TRAIN (1957) - JOHN COLTRANE
Un altro album che è entrato nella storia del jazz per non uscirne più. E' datato 1957 e la sua impostazione rigorosamente hard bop su un impianto stilistico blues, non lo rendono un album attualissimo; eppure la genialità di Cotrane nella composizione e nell'improvvisazione del suo sax tenore si stagliano come cime inarrivabili al cospetto di un alpinista inesperto.
C'è anche da sottolineare che in Blue Train si assiste al contributo, solo apparentemente posizionato in secondo piano, di musicisti del calibro di Lee Morgan alla tromba, Curtis Fuller al trombone, Kenny Drew al pianoforte, Paul Chambers al basso e Philly Joe Jones alla batteria.
Oggi si parlerebbe di un supergruppo, all'epoca si parlava più naturalmente di un sestetto formato da alcuni giovani jazzisti promettenti e di altri un po' più affermati e ricercati per la loro capacità tecniche, di improvvisazione e per la loro esperienza.
L'album è musicalmente posizionato verso la fine dell'influenza hard bop (che risente ancora del blues) e la sua potenza espressiva è in grado di rappresentare appieno la lotta per l'affermazione dei diritti dei neri.
In seguito il jazz modale e poi il free jazz cambieranno radicalmente il modo di suonare e ascoltare il jazz e ancora una volta Coltrane, come del resto i più grandi jazzisti del suo tempo, sapranno cavalcare da protagonisti questi cambiamenti, con album come 'Giant Steps' ed 'A love supreme'. Ma questa è un'altra storia . . . . .
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