Jazz

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mercoledì 18 dicembre 2013

SUNDAY AT VILLAGE VANGUARD (1961) - BILL EVANS TRIO



Per alcuni è il miglior disco jazz live di sempre, per altri no. Sunday at Village Vanguard di Bill Evans rimane in ogni caso un disco di grande classe, innovativo, registrato in presa diretta senza interventi di post-produzione.

Gli interpreti di questo cd, Bill Evans al piano, Scott Lo Faro al basso e Paul Motian alla batteria, si sono ritrovati il 25 giugno 1961 al Village Vanguard di New York, un locale jazz molto conosciuto e di moda che ospitava abitualmente sessioni jazz.
Quello che contraddistingue questo album è l'innovativo modo di suonare di basso e batteria, ovvero le sezioni ritmiche, spesso fino ad allora rilegate in secondo piano e che qui invece lasciano una loro impronta chiara ed originale per i tempi.

Il trentaduenne Bill Evans che arriva dalla registrazione due anni prima dello storico Kind of Blue di Miles Davis, guida con incredibile ispirazione il trio su note morbide e sempre ben bilanciate senza mai prevaricare ma quasi 'accompagnando' il basso e la batteria.
Il venticinquenne Scott Lo Faro, frenetico e innovativo nel suo modo di suonare il basso, e incredibilmente maturo vista la giovane età, che morirà pochi giorni dopo la fine della registrazione.
Infine un trentenne Paul Motian e il suo stile inconfondibilmente elegante di suonare la batteria, quasi ad accarezzare i piatti con le spazzole.

Un album innovativo per i tempi da ascoltare con attenzione e intensa ammirazione . . .










giovedì 12 dicembre 2013

OUT OF LUNCH (1964) - ERIC DOLPHY



Anni '60 del secolo scorso, un quintetto jazz da favola e un'idea chiara e precisa in testa: produrre un album non convenzionale, ambizioso e avanguardista.

Un frenetico Freddy Hubbard alla tromba, l'eclettico Eric Dolphy al clarinetto, flauto e sassofono, l'ispirato Bobby Hutcherson al vibrafono, l'incisivo Richard Davis al contrabbasso e un sontuoso Tony Williams alla batteria.
Out to lunch è un disco che ha sfidato la storia jazzistica, rimanendo una pietra miliare della musica del suo tempo e non solo.
Ancora oggi riascoltandolo si percepisce lo sforzo creativo, la ricerca del non banale, l'esigenza di non accontentarsi, la voglia di fare qualcosa di nuovo.
Potrei parlare della particolare univoca tessitura con cui Dolphy suonava clarinetto, sassofono e flauto, o della straordinaria capacità solista di Tony Williams, simbolo della batteria moderna. O ancora della potenza e dell'eccezionale controllo della tromba da parte di Freddy Hubbard; ma a mio avviso il rischio è quello di pensare a questo album come ad un lavoro di grande creatività di cinque jazzisti isolati.
Invece Out of lunch è figlio dei suoi tempi, molto diversi da quelli di oggi.
Preferisco invece immaginarmi un limpido mattino di febbraio del 1964, e cinque musicisti con i loro strumenti che entrano infreddoliti nelle sale di registrazione della Blue Note. Sono concentrati, sanno di avere tra le mani del materiale di alto livello da plasmare attraverso note, liriche, sequenze lunghe o corte e punteggiate, le sfumature, le sonorità e un pizzico di follia.
Dolphy suona con la solita irruenza di un tempo che sta per finire, mentre nella rare pause per un panino o un bicchiere d'acqua, ritorna implacabile nelle loro menti di tormentati musicisti il disco manifesto 'Free Jazz' di Ornette Coleman a cui lo stesso Dolphy aveva partecipato.

L'album uscirà dopo la morte di Dolphy avvenuta mentre era in concerto in Europa per coma diabetico all'età di 36 anni.



mercoledì 4 dicembre 2013

SUMMER KNOWS (1972) - ART FARMER



Art Farmer, classe 1928, incomincia a suonare jazz dopo il trasferimento della famiglia a Los Angeles. Negli anni della gavetta suona con i più grandi jazzisti dell'epoca, da Quincy Jones a Coleman Hawkins, da Monk a Mingus, e poi ancora McCoy Tyner e tanti altri.
Nel 1966 effettua l'originale scelta di trasferirsi a Vienna da dove continua la sua intensa attività jazzistica.

Nel 1972 incide insieme al pianista Cedar Walton, al bassista Sam Jones e al batterista Billy Higgins l'album Summer Knows, che contiene 6 pezzi di compositori vari tra cui Dirty dello stesso Farmer.
L'album è intriso di ballate struggenti, a partire dalla bellissima Summer Knows impregnata dal suono dolce del filicorno di Farmer.
Manha Do Carnival è invece una lirica sudamericana con un fondo di bossanova, mentre con Alfie si torna sullo stile della ballata da notte metropolitana con i toni caldi del filicorno, il tocco leggero ai tasti di Walton, e il gran lavoro alle spazzole di Higgins.
A seguire la struggente When I fall in love suonata al ritmo più lento e delicato possibile e dominata dai toni bassi.
Dirty è una semplice suonata ritmica forse inserita nell'album per spezzare la serie di ballate classiche; per finire chiude I should care, concepita su liriche molto tipiche degli anni '70.