Jazz

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sabato 27 aprile 2013

A GO GO (1988) - JOHN SCOFIELD



Nel 1974 il chitarrista americano inizia la gavetta con Gerry Mulligan e Chet Baker, lavora con Billy Cobham e Steve Swallow e negli anni '80 con Miles Davis.
Inizia a comporre nel 1977 ('East meets West' l'album d'esordio); si susseguono poi innumerevoli concerti e composizioni sia come sideman che come leader.

Uscito nel 1988 con l'etichetta Verve,  'A Go Go' è stato realizzato con la collaborazione di John Medeski al piano, Chris Wood al basso e Billy Martin alla batteria.

L'album inizia con la vibrante 'A go go', per poi virare verso il sound quasi 'retro' di 'Boozer' dove la chitarra di Scofield sperimenta sonorità e intrecci nuovi supportata in modo diligente dalla band.
'Jeep on 35' è un bellissimo viaggio negli Stati Uniti del sud, mentre in 'South Pacific' percussioni e basso generano un ritmo altalenante e curioso, con incursioni timbriche di Scofield.
'Green tea' è una ballata in stile Scofield, ma a colpirmi maggiormente in questo album è stato il ritmo di batteria e chitarra di Hottenton, il suo giro originale e le sue improvvisazioni sostenute brillantemente dal sottile lavoro del gruppo. E' un ritmo che quasi si sfalda per poi reintrecciarsi, un ritornare caotico e poi ancora rientrare improvviso nei ranghi della trama disegnata dal compositore americano.    
Il trio esalta le caratteristiche della chitarra di Scofield, come il suo equilibrato dosaggio di effetti di saturazione e di riverbero. Secondo alcuni critici risulta il suo miglior lavoro.

Non so pronunciarmi in tal senso, ma di sicuro, l'intensa sicurezza ritmica di Scofield accompagnata da un grande controllo dell'esecuzione e da attacchi sempre originali ne fanno un interprete di grande profilo, uno dei migliori del suo tempo con Bill Frisell e Pat Metheny.

giovedì 18 aprile 2013

NEW YORK DAYS (2009) - ENRICO RAVA




Nel 2009 il più famoso jazzista italiano riunisce un quintetto di grandi artisti (alcuni solisti e compositori) con varie esperienze alle spalle.

Alla batteria il compianto, grandissimo, Paul Motian che a New York era di casa tanto che negli ultimi anni aveva deciso di continuare a suonare ma di non muoversi più dalla sua città. Nato sotto la stella del pianista Bill Evans e successivamente compositore e leader di un trio con chitarra e sassofono, in questo cd come sideman riversa tutta la classe e l'esperienza accumulata in 60 anni di jazz.

Al piano il pupillo e giovane talento Stefano Bollani. Cresciuto sotto l'ala protettrice del maestro triestino, fino a diventare anch'esso compositore e leader, si rivela un partner eccellente per le atmosfere vellutate dell'album. Non si limita a interpretare con disciplina la parte del duetto minore con la tromba dirompente di Rava ma disegna con austerità note fluttuanti nella notte newyorkese.

Mark Turner al sax tenore ha forse il compito più difficile. Deve più di tutti interpretare e 'correggere' la tromba di Rava, a volte dialogare per poi di nuovo nascondersi.

Infine Larry Granadier, che di solito troviamo con il trio di Brad Mehldau, qui in veste di contrabbassista originale e contemporaneamente impegnato a tessere e gestire la trama compositiva di Rava e contrasto timbrico con il sassofono di Turner.  

E' un album dalle atmosfere rarefatte in cui Motian, Rava e Turner si muovono tra un lirismo illuminato (Lulu, Improvisation I) e improvvise accelerazioni e distorsioni della tromba (Outsider, Thank you Come Again), ballate romantiche (Luna Urbana) e dolci melodie.
Ma è in 'Certi angoli segreti' che l'album trova la sua naturale sintesi, riassunto moderno di un alchimia antica in cui la tromba del maestro triestino si muove sinuosa tra le strade metropolitane come a scoprire gli angoli segreti di una città affascinante e notturna.

Lavoro eccellente che non ci si stanca mai di ascoltare.

sabato 13 aprile 2013

EXTENSIONS (1988) - DAVE HOLLANDE



Che ormai l'etichetta tedesca ECM produca i migliori jazz album da almeno 30 anni è un dato che credo metta d'accordo tutti gli appassionati di questo genere musicale.
Se poi l'album viene prodotto da uno dei bassisti più apprezzati e conosciuti a livello mondiale il risultato è potenzialmente esplosivo.

Non saprei come meglio introdurre questo cd del 1988 di un ispirato Dave Holland. Già dalle prime note si intuisce l'ottima vena artistica del bassista americano, e la perfetta integrazione nell'album dei pezzi scritti da Eubanks e Coleman.

Il primo pezzo, 'Nemesis', è stato scritto dal chitarrista Kevin Eubanks, fratello di Robin anche lui collaboratore di Hollande in altri cd. E' un pezzo classico del jazz moderno, aperto, solare, ritmico.

Con 'Processional' si introducono dei temi più introspettivi e per certi aspetti tecnicamente rigorosi, con il sassofono Steve Coleman a permeare tutto il pezzo con una trama sfilacciata e inorganica.

'The Oracle' è il miglior pezzo dell'album con i suoi richiami alla musica africana, il tocco leggero alla chitarra di Eubanks, il lavoro di sottofondo di Holland al basso e Smith alla batteria. E' un pezzo introverso che accompagna l'ascoltatore in un misterioso viaggio di 14 minuti sospesi nel tempo.

C'è spazio anche per due composizioni di Steve Coleman, '101 Fahrenheit' e 'Black Hole', entrambe perfettamente integrate nell'atmosfera funky dell'album.

A chiudere la bellissima 'Color of mind' di Eubanks, con il sassofono di Coleman a tracciare il ritmo nella prima parte, un intermezzo di basso (quasi un tributo a fine album) di Dave Hollande, e un finale con la chitarra patinata di Eubanks.

Un gruppo di grande classe, affiatato e di esperienza, guidato da un bassista illuminato come Dave Hollande non poteva che produrre un album sublime per eleganza e ricercatezza.

Fortemente consigliato.