Jazz

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mercoledì 5 febbraio 2014

DAVE BRUBECK QUARTET (1959) - TIME OUT



Indissolubilmente legato a Take Five, insieme al suo compositore Desmond e al quartetto che, verso la fine degli anni '50 inizio anni '60, imperversava sulle scene jazzistiche.
Questo solo ricordo rimarrà di Dave Brubeck?
Probabilmente per il grande pubblico la risposta è affermativa, soprattutto se un pezzo non diventa solo uno standard ma arriva a superare lo stretto recinto del jazz fino a sconfinare nelle classifiche del pop/rock e addirittura nel mondo della pubblicità.
Eppure la formazione classica di Brubeck, il suo stile originale quanto discutibile di suonare il piano, le composizioni, la ricerca dei ritmi e della polifonia ne fanno comunque un interprete a tutto tondo.
Nell'ascoltare Time out, si ritorna inesorabilmente indietro nel tempo.
Siamo verso la fine degli anni '50 e un quartetto con al piano Dave Brubeck sta per entrare nella storia del jazz, sia per aver prodotto un album che superera' il milione di copie vendute (per la prima volta nella storia del jazz), ma anche per aver saputo avvicinare il grande pubblico a questa musica un po' estranea e incomprensibile alle masse.
L'album presenta delle stranezze come l'utilizzo di tempi musicali inusuali per il jazz e questo non manca di sollevare critiche da parte di molti puristi.
Critiche che ovviamente si sciolgono come neve al sole al cospetto di vendite che schizzano verso l'alto, di un genere musicale come il cool-jazz, considerato da molti non vero il vero jazz, piuttosto una scheggia impazzita. I toni di questo album sono sicuramente più rassicuranti del free jazz, più caldi del bop e più morbidi rispetto all'hard-bop. Ma in fondo anche questo più bianco, europeo e commerciale jazz sa essere interessante se raggiunge i traguardi stilistici di Time out.
Tra l'altro l'album è una bella interpretazione corale, dove si distinguono le percussioni sensuali di Morello, il talentuoso sassofono di Desmond (autore di diversi pezzi), e il piano originale di Brubeck.
Insomma un album che ha saputo entrare nella storia del jazz e rimanerci per sempre.

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